ATTRARRE E MANTENERE IL TALENTO: L’ASSO DELL’EMPLOYER BRANDING

I motivi per i quali un individuo sceglie di lavorare presso un’azienda piuttosto che in un’altra sono molteplici: livello di retribuzione, vicinanza geografica, tipo di impiego offerto. Esistono anche casi in cui, per diverse ragioni, tale scelta può mancare. Ma anche in questo caso, se ci sono due aziende con la stessa offerta in termini di mansioni e retribuzione, quale sarebbe per il futuro lavoratore la scelta migliore? Solitamente è quella più prestigiosa.

Con employer branding viene descritto un processo intrapreso dalle aziende il cui fine è quello di costruire intorno a sé un’immagine che sia positiva e soprattutto accattivante, in modo da poter attrarre più candidature possibili dalle quali selezionare i profili migliori.

Ma qual è il profilo migliore? Dove è possibile trovare il talento?

Un errore piuttosto comune, è quello di valutare esclusivamente le competenze hard del candidato, ossia ciò che sa fare, le competenze tecniche. Ma queste da sole non bastano per trovare il lavoratore migliore da inserire (e mantenere) all’interno della propria azienda. Un altro aspetto chiave da valutare sono le soft skills, cioè il saper essere: capacità organizzative, di ascolto, il saper lavorare in un team con i colleghi, saper gestire conflitti e stress e così via.

Tuttavia il processo di selezione non è un viaggio a senso unico. Non è solo l’azienda a scegliere i candidati migliori. Anzi quest’ultimi sono sempre alla ricerca di una realtà che sia vicina alla propria identità. Se tale vicinanza di ideali o interessi viene a mancare, è molto probabile che le figure più dotate lasceranno presto l’azienda o scarteranno a priori la candidatura.

Ecco perchè è molto importante curare l’employer branding.

L’employer branding è costituito da due aspetti chiave: uno più hard, quindi la retribuzione, la mansione per cui si cerca il candidato, l’insieme delle attività da svolgere (e tanto altro); e una più soft, ossia le caratteristiche del clima aziendale, il tipo di cultura, ma anche aspettative e ambizioni dell’azienda nei confronti del futuro collaboratore.

Entrambi i due aspetti sono fondamentali, poiché il fine ultimo di questo processo è quello di trattenere il talento nella propria realtà. Secondo uno studio di Bonaiuto e colleghi condotto nel 2010 su un campione di studenti universitari italiani, 10 sono le caratteristiche fondamentali che un’azienda deve possedere per potere attrarre e trattenere risorse di successo:

Integrazione e valorizzazione del dipendente;
Reputazione e prestigio;
Creatività;
Internazionalità dell’impiego;
Merito;
Innovazione;
Sistema equo di ricompense;
Garantire una posizione permanente;
Responsabilità sociale (intesa come la capacità dell’azienda di migliorare la vita del lavoratore);
Teamwork.

Alla luce di quanto detto, emerge chiaramente come le aziende debbano prestare attenzione non solo agli aspetti tangibili del loro operato, ma anche a quelli più sfumati e meno evidenti, che tuttavia influenzano profondamente la loro competitività. Fondamentale è il modo in cui l’azienda è percepita sia dall’esterno, sia dai propri dipendenti. Abbandonare l’approccio riduttivo e antiquato che vede il dipendente come mera forza lavoro, e invece riconoscerlo come individuo prezioso e risorsa, è cruciale per la crescita e il mantenimento della competitività dell’organizzazione.

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