LO ZEITGEIST DI QUEST’EPOCA: LA CRONOFAGIA

Questa newsletter si apre ponendo un importante interrogativo: quando è stata l’ultima volta che abbiamo vissuto una giornata di “dolce far niente”? Che abbiamo dedicato del tempo a noi stessi? Che abbiamo vissuto una giornata senza impegni, che non fosse programmata già da qualche giorno?

Probabilmente non lo ricorderemo nemmeno. Lo Zeitgeist di quest’epoca (dal tedesco zeit-tempo e geist-spirito; lo spirito o la tendenza culturale predominante di un determinato periodo storico) consiste nell’assenza di tempo, dedicato totalmente all’attività lavorativa e ad altre attività già programmate nelle ore rimanenti delle giornate. Oggi domina quindi la cronofagia, dal greco chronos, tempo e faghein, mangiare.

Il primo a parlare di cronofagia è stato Jean-Paul Gilber, il quale evidenzia il ruolo del capitalismo come principale responsabile della cronofagia. In particolare, oggi il lavoro è diventato un aspetto centrale, predominante nella nostra vita. Pensiamo alla nostra identità. Quali sono le domande rompighiaccio più comuni? “Di cosa ti occupi?” o “che fai nella vita?”. E la risposta è la descrizione del lavoro che svogliamo. Il lavoro oggi è una parte fondamentale della nostra identità, il proprio biglietto da visita, il proprio identikit, il proprio volto. Un cambio di prospettiva importante, poiché se nell’antica Grecia il lavoro era considerato un impedimento per coltivare amicizie e curare la città, questa visione è cambiata nel corso della storia umana, fino a diventare ad oggi un aspetto chiave della propria esistenza. Senza lavoro non ci si può sostenere, senza lavoro non si può vivere.

Il lavoro non va demonizzato. Psyche at work infatti crede nel lavoro, crede nel benessere sul lavoro e che quindi si possa svolgere la propria attività lavorativa in modo sano, viverlo come un’esperienza di realizzazione, soddisfazione personale e crescita, specialmente nei momenti di crisi. Questi ultimi non devono spaventare poiché spesso rappresentano ostacoli da affrontare e superare per raggiungere la vetta.

Ma anche il lavoro, come molti aspetti della vita umana, può nascondere lati oscuri, aspetti di criticità che minacciano il proprio benessere, sia sull’attività professionale in sé che, inevitabilmente visto il suo forte legame con essa, sulla vita extra-professionale.

E da qui che ritorna il concetto di cronofagia. Oggi siamo iperconnessi, ancora di più dopo la pandemia e l’introduzione dello smart working. Quest’ultima modalità ha portato enormi benefici ai lavoratori (risparmi in termini di spostamenti, flessibilità oraria, giusto per citarne alcuni) ma allo stesso tempo ha assottigliato ancora di più quella barriera che separa la vita lavorativa da quella privata. Ecco che i confini spariscono e si sente sempre più spesso parlare di disponibilità h24, 7 giorni su 7.

E in una spirale negativa, maggiore è il tempo dedicato all’uso di dispositivi elettronici, indispensabili al giorno d’oggi per restare connessi, minore è la qualità del sonno. Passiamo più tempo davanti allo smartphone, al pc. Nottate svegli per fare degli straordinari o per vedere una serie tv che non riusciremo altrimenti a vedere nelle altre ore della giornata, fagocitate da impegni. Secondo uno studio (Chen et al., 2020), l’insonnia è il disturbo del sonno più diffuso al mondo, ed è responsabile di pesanti conseguenze sul benessere delle persone. Maggiore stress, stanchezza, nervosismo, maggiore vulnerabilità alle emozioni negative che conseguentemente provocano depressione, abuso di sostanze, ridotte capacità sociali e lavorative e, in casi più gravi disturbi d’ansia e tentativi di suicidio.

Ma come spezzare questa spirale, questo circolo vizioso? Il primo passo, forse quello più importante, è la consapevolezza. Non importa che bisogna rispondere alla mail, programmare la riunione o organizzare il weekend. Fermiamoci per un attimo e ascoltiamo. Ascoltiamo noi stessi e il nostro corpo. Prestiamo attenzione ai segnali che ci sta trasmettendo, alle nostre emozioni, ai bisogni che richiede. Rendiamoci conto di cosa veramente abbiamo bisogno. Solo allora potremmo reagire. Oggi i metodi sono tanti. Yoga, pratiche di mindfulness, terapia psicologica, investimento in interventi di formazione su gestione dello stress, burnout e tanto altro.

Fermiamoci e ascoltiamoci. Prendiamo del tempo da dedicare a noi stessi. Perché questo, come oggi purtroppo spesso si tende a dimenticare, travolti dalla velocità del mondo moderno, è un nostro diritto, che nessuno ci può togliere.

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