Cos’è la resilienza?
Con il concetto di resilienza, in psicologia, ci si riferisce alla capacità di affrontare, resistere e riorganizzare efficacemente la propria vita in modo positivo dopo aver subito eventi traumatici o negativi.
Questa capacità ci permette di affrontare il dolore e le circostanze avverse in maniera piuttosto positiva e di uscirne più forti. Le persone in possesso di tale skill riescono infatti spesso a trasformare un momento difficile in un’occasione di crescita personale senza tuttavia perdere la speranza e l’autostima. Ed è proprio grazie a questa “flessibilità” che il soggetto riesce a tornare alla sua quotidianità senza conseguenze eccessivamente negative a livello psicologico.
La ricerca ha infatti ampiamente dimostrato come l’essere resilienti possa aumentare drasticamente le aspettative di vita. Tale capacità aiuta a tenere sotto controllo lo stress e riduce le probabilità di incorrere in stati ansiosi e depressivi, favorendo, così, una vita più lunga e sana.
Cosa caratterizza una persona resiliente?
Una persona resiliente ha fiducia in se stessa, così come buone capacità di adattamento e autocontrollo. Accetta la realtà così com’è, ha un locus of control interno, dà senso alla propria vita e per questo manifesta la giusta perseveranza per raggiungere i suoi obiettivi. Queste caratteristiche permettono agli individui resilienti di andare avanti anche quando le condizioni esterne sono più dure del normale.
Al contrario, le persone che tendono ad arrendersi facilmente sono solitamente poco resilienti.
È tuttavia importante sottolineare che essere resilienti non significa non esperire stress o non sentirsi mai in difficoltà. Il dolore emotivo, la tristezza e altre emozioni negative sono infatti frequenti e comuni in tutte quelle persone che vivono situazioni negative o avversità.
La resilienza, inoltre, non è un tratto stabile e immodificabile della personalità, infatti implica una serie di comportamenti, pensieri e atteggiamenti che possono essere appresi, migliorati e sviluppati in ciascun individuo. In tal senso essa non va concepita come una dote innata posseduta soltanto da alcuni soggetti; anche gli individui meno resilienti hanno l’opportunità di poter sviluppare e migliorare tale capacità.
Perché alcune persone sono più resilienti di altre?
Ci sono numerosi fattori (individuali, sociali e relazionali) che favoriscono o al contrario ostacolano la resilienza, e proprio tali aspetti permettono di spiegare perché alcuni individui riescono a superare determinate situazioni traumatiche e di forte stress senza riportare effetti negativi a lungo termine, mentre altri “soccombono” sotto la pressione esercitata dalle stesse.
In letteratura sono indicati i principali fattori di rischio che espongono l’individuo ad una maggiore vulnerabilità agli eventi stressanti minando di conseguenza la resilienza. Tra questi vi sono i fattori emozionali (bassa autostima, scarsa capacità di controllo degli impulsi), interpersonali (isolamento, chiusura, rifiuto dei pari), familiari (contesto socioculturale svantaggiato, ostilità all’interno del proprio nucleo familiare, rapporto conflittuale con i propri genitori) e quelli legati allo sviluppo (ritardo mentale, deficit attentivi, difficoltà o deficit nelle interazioni sociali).
Tra i fattori protettivi, che invece promuovono un elevato livello di resilienza, sono stati individuati fattori individuali e familiari.
Tra i primi sono stati evidenziati: l’essere primogenito, l’avere un buon temperamento, l’essere sensibili, autonomi (congiuntamente ad un’adeguata competenza sociale e comunicativa), l’autocontrollo e, infine, la consapevolezza e la fiducia che le proprie conquiste dipendano dai propri sforzi (locus of control interno). A questi fattori si aggiunge il comportamento seduttivo il quale consente di essere benvoluti e di riconoscere e accettare gli aiuti che vengono offerti dall’esterno.
I fattori protettivi familiari comprendono invece l’elevata attenzione riservata al bambino nel primo anno di vita, la qualità delle relazioni tra genitori, il sostegno alla madre nell’accudimento del piccolo, la coerenza nelle regole, il supporto di parenti e vicini di casa, o comunque di figure di riferimento affettivo.
Possiamo diventare più resilienti?
Come già sottolineato, la resilienza è una capacità che può essere migliorata. Questo significa che non si tratta di qualcosa che è accessibile a pochi, bensì, tutti in un momento specifico della nostra vita possiamo essere resilienti.
In tal senso, la letteratura evidenzia cinque componenti che contribuiscono a sviluppare la resilienza.
- L’ottimismo: la disposizione a cogliere il lato buono delle cose è un’importantissima caratteristica umana che promuove il benessere individuale e preserva dal disagio e dalla sofferenza fisica e psicologica. Chi è ottimista tende a sminuire le difficoltà della vita e a mantenere più lucidità per trovare soluzioni ai problemi.
- L’autostima: avere una scarsa considerazione di sé ed essere molto autocritici conduce a una minore tolleranza delle critiche altrui, cui si associa una quota maggiore di dolore e amarezza. Tutto ciò risulta in un’aumentata possibilità di sviluppare sintomi depressivi.
- La robustezza psicologica: essa è a sua volta scomponibile in tre sottocomponenti, ossia, il controllo (la convinzione di essere in grado di controllare l’ambiente circostante, mobilitando così quelle risorse utili per affrontare le situazioni), l’impegno (con la chiara definizione di obiettivi significativi che facilita una visione positiva di ciò che si affronta) e la sfida, (la visione dei cambiamenti come incentivi e opportunità di crescita piuttosto che come minaccia alle proprie sicurezze).
- Le emozioni positive: il focalizzarsi su quello che si possiede piuttosto che su ciò che ci manca.
- Il supporto sociale: l’informazione, proveniente da altri, di essere oggetto di amore e di cure, di essere stimati e apprezzati. È importante sottolineare quanto la presenza di persone disponibili all’ascolto sia efficace poiché essa mobilita il racconto delle proprie sventure. Raccontare significa liberarsi dal peso della sofferenza, e l’accoglienza gentile e senza giudizi, rifiuti o condanne da parte degli altri segnerà il passaggio da un’elaborazione interiore e solitaria ad una condivisione partecipata dell’accaduto.
In definitiva, ciò che determina la qualità della resilienza è la qualità delle risorse personali e dei legami che si sono potuti creare prima e dopo l’evento traumatico.
