LA DIPENDENZA DA SMARTPHONE

Il tema della nomofobia (dipendenza da smartphone o dipendenza dal cellulare), termine coniato recentemente per indicare un comportamento a rischio molto frequente nella popolazione a livello mondiale. Il termine deriva dalla condizione di trovarsi momentaneamente senza telefono, dunque no-mobile, e il suffisso fobia, parola che indica come tutti sappiamo una forte paura, spesso incontrollabile. In questo caso dunque, si parla del terrore e dell’ansia che si prova di fronte all’impossibilità di usare il telefono cellulare, o in mancanza di credito, o per la batteria scarica, o ancora in caso di furto. Per gli esperti la dipendenza da cellulare è una malattia. La nomofobia colpisce per lo più giovani tra i 18 e 25 anni, soprattutto coloro che tendono ad avere bassa autostima e problemi relazionali. 

PERCHE’ SI SVILUPPA LA NOMOFOBIA?

L’utilizzo eccessivo del cellulare sembra legato alla crescente necessità di essere in contatto continuo con qualcuno. E’ un bisogno talmente diffuso tra le persone che ormai passa quasi inosservato; tuttavia, se analizzato da un punto di vista psicologico, sembra suggerire una difficoltà a tollerare la separazione dall’altro e la solitudine. Il telefono, di fatto, permette di sostituire la relazione e la presenza fisica dell’altro con una relazione mediata a distanza.  La dipendenza da smartphone può essere dovuta al bisogno di “esibirsi”. In questo caso le persone, nella scelta dei loro dispositivi, mostrano molta attenzione al marchio, al colore e al design. La dipendenza da telefonino è legata anche alle applicazione e ai giochi sempre più sofisticati che possono essere scaricati.  La principale attrattiva degli smartphone è il fatto che le app offrono gratificazioni immediate: vedere una notifica apparire e poi scomparire quando l’abbiamo controllata dà al cervello un senso di soddisfazione. Una soddisfazione che le tante app a nostra disposizione possono darci molto facilmente: micro-dosi di facile gratificazione continue e costanti che alla lunga ci rendono dipendenti.

QUANDO SI PARLA DI DIPENDENZA?

L’uso quotidiano e comune del telefonino rende spesso difficile tracciare un confine diagnostico tra “comportamento normale” e “comportamento aberrante”. Dal punto di vista quantitativo , generalmente si parla di “cellularomania” quando il traffico telefonico quotidiano di un individuo ammonta all’incirca a 300 contatti.
Tuttavia, il problema quantitativo potrebbe anche essere manifestato in termini di lunghe conversazioni con poche persone o ancora l’utilizzo eccessivo potrebbe essere legato all’abuso di altre funzioni presenti nel cellulare. Inoltre, al di là della quantità di comunicazioni o del tempo passato al cellulare, si può ipotizzare una “dipendenza da telefonino” quando una persona presenta alcuni dei seguenti atteggiamenti-spia:

  • dedica la maggior parte del proprio tempo ad attività connesse all’utilizzo del telefonino (telefonate, sms, giochi, consultazioni, uso di foto-videocamere, ecc.)

  • manifesta senso di stordimento, mal di testa, vertigini, dolori al viso o all’orecchio o altri sintomi fisici 

  • manifesta un atteggiamento di estrema affettività verso l’oggetto telefonico

  • mostra un utilizzo del telefonino non giustificato da necessità

  • tende ad entrare in ansia o perfino in panico, o comunque a sperimentare stati emotivi spiacevoli, se il telefonino è scarico o se non funziona

  • è incapace di mantenere dei momenti di assenza di contatto e di comunicazione con qualcuno;

  • ha l’abitudine di mantenere il telefono acceso anche di notte e di effettuare eventuali risvegli notturni per controllare l’arrivo di short message o di chiamate.

COME INTERVENIRE SULLA NOMOFOBIA?

Per prevenire questo tipo di comportamenti bisogna utilizzare lo smartphone in modo intelligente.  Naturalmente tutto questo diventa fattibile nella misura in cui si adoperano gli strumenti saggiamente senza abusarne, in questi casi bisogna evitare che il cellulare diventi il fulcro della nostra vita. Quando diventa impossibile staccarsi dallo smartphone allora è il momento di consultare uno psicologo. Un percorso di consulenza psicologica o di psicoterapia permette di fare chiarezza sul proprio comportamento, di individuare cosa ci spinge a far cose che spesso sono sgradite anche a noi stessi e di trovare le risorse che possono aiutarci a impiegare meglio e in modo più soddisfacente e produttivo il nostro tempo.

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