Con l’approvazione delle linee guida per il miglioramento delle prestazioni assistenziali nel settore dei DPS (Disturbi Pervasivi dello Sviluppo) da parte del Ministero della Salute (https://goo.gl/P3LUfr), ci è resi subito conto dell’importanza e della serietà di tali problematiche, non solo a livello familiare e privato, ma anche in ambito sanitario e scolastico.
Ma cosa si intende per disturbi pervasivi dello sviluppo? E perché il Ministero ha ritenuto opportuno dettare delle guide a riguardo? Cerchiamo di fare chiarezza per capire come intervenire in maniera adeguata.
Quando si parla di ‘disturbi pervasivi’ si fa riferimento alla compromissione di tutte, o quasi tutte, le funzioni mentali essenziali e si manifesta solitamente nei primi anni di vita del bambino accompagnandolo per sempre. Di questi disturbi fanno parte, solo per citarne alcuni, l’autismo e la sindrome di Asperger.
La maggior parte dei disturbi pervasivi dello sviluppo, quindi, si caratterizza come stato permanente, come situazione in cui il deficit resta per tutta la vita. Questo però non significa che ogni tipo di intervento sia inutile, anzi molti di questi sono risultati piuttosto efficaci tanto da rendere evidente un miglioramento notevole della situazione.
La musicoterapia, per fare un esempio, può essere un ottimo strumento per il bambino autistico: la difficoltà nell’esprimere le proprie emozioni, i propri sentimenti e disagi viene superata attraverso la terapia musicale, un canale non verbale che stimola e facilita la reazione verbale e vocale (R. Pani, F. Assente). Allo stesso modo invogliare il bambino autistico ad esprimere il proprio stato interiore attraverso attività creative (disegni, pitture e creazioni) è un ottimo modo per stimolarlo ad esternare i propri sentimenti attraverso modalità alternative di comunicazione.
Non si può pensare all’attuazione di tecniche di intervento senza considerare prima l’importanza della preparazione e della formazione continua del personale addetto alla cura del bambino. È necessario che gli educatori abbiano una preparazione adeguata ad assistere i bambini con disturbi pervasivi dello sviluppo e che siano in grado di mettere in atto strategie utili per l’inserimento e l’integrazione di questi nel gruppo classe.
Gli educatori, però, devono essere consapevoli del fatto che non esiste ancora una strategia di intervento conclusiva e risolutiva. Attuando, però, un approccio psicoeducativo, adeguato alle esigenze individuali del bambino, si riescono a notare miglioramenti e atteggiamenti positivi nei casi diagnosticati.
La cosa fondamentale che l’educatrice deve fare, trovandosi dinanzi a casi diagnosticati, è quella di fornire supporto ai genitori in modo tale che il distacco dal bambino e il suo inserimento in un ambiente nuovo avvenga in maniera serena.
È necessario valutare attentamente quale sia il tipo di intervento più adatto al bambino per favorire l’integrazione al nido attraverso l’attivazione di un progetto individualizzato. La costante osservazione delle abilità e la stretta collaborazione con la famiglia per acquisire maggiori informazioni sul bambino, permettono di attuare un piano individuale preparato ad hoc.
Quali azioni dell’educatrice possono favorire un’apertura del bambino e portarlo progressivamente verso la completa integrazione?
L’educatrice deve essere in grado di stabilire un contatto fisico con il bambino autistico ed attivare sequenze di interazione sociale, così come stabilire un contatto affettivo sorridendogli e guadagnandosi la sua fiducia. La creazione di eventi interessanti (bolle di sapone, spettacoli teatrali per bambini) cattura l’attenzione del bambino che, invece di estraniarsi nel suo mondo, si concentra sul reale condividendo gli spettacoli piacevoli con gli altri bambini.
Ovviamente, questi sono solo alcuni dei consigli per far fronte a situazioni problematiche che possono verificarsi all’interno del gruppo classe. L’argomento verrà trattato nel dettaglio dalla Dott.ssa Grazia Delezotti, Psicologa e Psicoterapeuta, esperta in autismo e disturbi dello sviluppo, durante il workshop “Il bambino al nido: rilevare e gestire anomalie dello sviluppo” organizzato per venerdì 29 e sabato 30 Settembre.
Nella prima giornata la Dottoressa si occuperà del riconoscimento dei sintomi e della necessità di effettuare una diagnosi; la seconda giornata invece è incentrata sulle tecniche di gestione e di inserimento del bambino nel gruppo per favorirne l’integrazione.
Per le iscrizioni, è possibile contattare la segreteria di Psyche at Work all’indirizzo info@psycheatwork.com oppure chiamare il numero verde 800.301657.
